10 billion film
Food Trends & Tips

L’altra sera ho visto un film

L’altra sera ho visto un film. Un film che mi ha fatto molto riflettere, che mi ha ispirato come pochi film riescono a fare.

Questo film si chiama 10 Billion – What’s on Your Plate? ed è del regista e documentarista tedesco Valentin Thurn.

10 Billion è un documentario che banalmente potrei dire essere fatto molto, ma molto bene. Offre una panoramica della situazione alimentare mondiale oggi, in vista del 2050, quando gli esperti affermano saremo in 10 miliardi. E dunque la domanda è: la produzione di cibo attuale è sufficiente a sfamare la popolazione mondiale in maniera sostenibile? Domanda retorica. E dunque, siccome non lo è, dobbiamo semplicemente metterci le mani nei capelli o cercare di trovare una soluzione?

Il bello del documentario di Thurn è che le soluzioni ci sono, eccome. Basta diffondere l’educazione alla sostenibilità e alla cultura del cibo buono e democratico.

La prima parte di 10 Billion ci mostra, anche con un pelo di freddo cinismo, gli effetti che la produzione industriale massificata del cibo ha sull’ambiente e sulle popolazioni più povere del mondo. Ad esempio, sapevate che la maggior parte delle colture intensive sono destinate al foraggio? Produciamo più cibo per gli animali che per gli umani. E questo perché? Perché così si può rispondere alla domanda sempre crescente di carne a basso prezzo (tralasciando le orrende problematiche legate alle conseguenze del mantenimento di prezzi bassi, una per tutte l’uso di ormoni della crescita). Io ero convinto che il mondo stesse andando più verso la dieta vegetariana che il contrario. E invece no, adesso i paesi in via di sviluppo che prima quasi non contemplavano l’uso della carne in cucina, anche loro iniziano a volerla integrare nella loro alimentazione.

Più carne significa più foraggio. Più foraggio (soia), significa più terreni destinati alle coltivazioni intensive, ovviamente nei paesi poveri dove si può arrivare e comprare appezzamenti enormi a poco, vedi Mozambico. Questo porta i paesi vittime a non riuscire a sviluppare un’agricoltura di prossimità capace di fornire un auto-sostentamento per le popolazioni, dunque sempre più povertà.

Dove andremo a finire? Da nessuna parte, verrebbe da dire. Eppure Thurn in 10 Billion preferisce il lieto fine, offrendoci una luce in fondo al tunnel, attraverso il racconto scientifico e al contempo poetico di alcune realtà virtuose che si stanno diffondendo sulla terra.

Growing Power

Growing Power è un’associazione no-profit sita a Milwaukee, Wisconsin. Si tratta di un esempio di agricoltura urbana, fondata nel 1993 dall’ex giocatore NBA Will Allen. L’obiettivo di questa fattoria urbana è la produzione sostenibile di cibo, a braccetto con la crescita della comunità attraverso valori condivisi. Il bello di Growing Power è che la comunità partecipa eccome, sostenuta da una formazione passo passo per educare i neofiti alle tecniche di coltivazione e all’idroponica. La struttura comprende sette serre, una cucina, giardini e orti, un sistema per l’idroponica e uno spaccio. Anche gli animali vengono allevati, con rispetto per il loro benessere.

Growing Power

Totnes

Totnes è una località nel sud-ovest dell’Inghilterra. Quello che è stato creato qui ha dell’incredibile: la comunità ha inventato una moneta locale, nata per supportare l’economia locale e renderla indipendente dal saliscendi dei prezzi degli alimenti mondiali. È stata inventata dalla TTT (Transition Town Totnes), un’organizzazione a scopo benefico aperta a tutti.

Un Totnes Pound equivale a una sterlina inglese. I benefici di una valuta locale sono molteplici:

  • Far riflettere le persone su come usano i loro soldi
  • Incoraggiare il commercio di prodotti locali, abbassando gli sprechi e l’inquinamento che deriva dai trasporti a lungo raggio
  • Incoraggiare i turisti ad alimentare il mercato locale
  • Non disperdere le risorse, mantenendole all’interno della comunità e dunque riducendo la necessità di dipendere dall’esterno
  • Costruire nuove relazioni umane ed economiche

Non so quanto questo modello sia “trasportabile”, ma sicuramente l’ho trovato geniale.

Totnes pound

Incredible Edible

Si descrivono come persone appassionate che lavorano insieme per un mondo dove tutti condividono la responsabilità per il benessere attuale e futuro del pianeta e dei suoi abitanti.

Lo scopo della comunità di Incredible Edible è rendere accessibile il buon cibo locale a tutti, attraverso la partecipazione volontaria di tutti. In che modo? Fondamentalmente, attraverso il guerrilla gardening: le città sono piene di aiuole e giardini inutilizzati, quelli di Incredible Edible mettono in atto progetti di “bonifica”, piantando erbe aromatiche, ortaggi e alberi da frutta dove prima c’erano solo erbacce o alberi ornamentali. Inoltre, la comunità prevede workshop e spacci. “Membership: if you eat you’re in”, dice il loro manifesto.

Incredible Edible

 

Sorrido, pensando che anche Supercarino vuole dire questo: buono, bello e sostenibile. Bello non come vezzo, ma come modo oggettivo di attrarre il compratore, bello utilizzato per muovere l’economia locale e sostenere le piccole produzioni, nella concorrenza contro le grosse industrie.

 

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